Io rimango qui, faccio questa battaglia. Bobò ha deciso di affidarsi allo Stato ma soprattutto ha deciso di stare nella legalità e contro le mafie”. Da andare assolutamente… top”. La clientela cala. E’ il mio libro nero”. I falsi nella lista "Napoli Vale". POZZUOLI – Confermata in Appello la colpevolezza di Gennaro Amirante, il 39enne arrestato assieme al boss Gennaro Longobardi (di cui è genero) per un'estorsione ai danni di un ristoratore. Ho dato mandato al nostro avvocato di presentare querela nei suoi confronti perché non e’ mai stato iscritto alla nostra associazione. © pozzuoli21 DANILO PONTILLO P.IVA: 07355960639, Buone notizie per “Bobò”, il ristoratore che denunciò gli estorsori del clan, condanna a otto anni di reclusione, con rito abbreviato, per Gennaro Amirante, COVID A POZZUOLI/ Altri 10 contagiati e 5 guariti nelle ultime 24 ore, COVID A POZZUOLI/ Altri 15 contagiati e due guariti nelle ultime 24 ore, COVID A POZZUOLI/ Oggi un altro passo indietro: 37 contagiati e nessun guarito, “Rinviamo la tassa sulla spazzatura e dimezziamo quella per l’abbonamento alle strisce blu”: sos dei Cinque Stelle all’Amministrazione, “Vaccino Covid: la mia esperienza indecente oggi in ospedale”, Bradisismo, il vulcanologo Luongo chiede lumi a Figliolia: “Cosa è cambiato per far alzare il livello di attenzione al Comune?”. Ma la tegola più pesante, oltre ai problemi con lacamorra del territorio, è quella sul ristorante. La denuncia ai Carabinieri aiuta Bruno a riconquistare la sua dignità. Appena sopravvenuto, che non ha nulla a che vedere con le relazioni economiche. Morgan De Sanctis, Salvatore Aronica, Christian Maggio, Paolo Cannavaro e Cristiano Lucarelli hanno trascorso una piacevole serata in compagnia degli amici e delle loro 'dolci metà' nel noto ristorante 'Bobò' a Pozzuoli. “Abbiamo deciso di non affittarvi più il locale. In scena portava la sua presenza e la sua storia: quella di un uomo internato nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa per quasi quarant’anni. Qualche giorno dopo si presenta nel suo ristorante il boss della zona in persona che chiede a Bobò di ritirare la denuncia. Chiedo chi sono questi amici. Da un lato, c’è la qualità e la reputazione del locale. Freschi come l’acqua gli dicono: “Ci dispiace non c’è più posto, quello che lei aveva era provvisorio”. Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. Dall’altro lato c’è la sicurezza, quella personale e dei familiari, quella dei 14 dipendenti. LA DENUNCIA – Amirante e Longobardi furono arrestati nel quartiere di Monterusciello mediante un decreto di fermo eseguito dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli. Ecco il testo integrale dell’articolo di Tano Grasso. Di conseguenza, a Bruno non si Di conseguenza, a Bruno non si può più affittare un’attività, anche se si ha la certezza di un solido guadagno e, attesa la fama professionale, un indiscusso prestigio. ECCO COSA SIGNIFICA ESSERE IMPRENDITORI IN QUESTE TERRE. Inizia il proprietario del locale: “Da maggio non mi fa il contratto e vuole buttarmi fuori – continua nella sua testimonianza – Propone nuove clausole assai discutibili, avanza pretese incredibili. Bobò, Pippo e tutta la compagnia girano il mondo, visitano l’America Latina, l’Asia e tutti i continenti. Bobò, Pozzuoli: su Tripadvisor trovi 642 recensioni imparziali su Bobò, con punteggio 3,5 su 5 e al n.100 su 432 ristoranti a Pozzuoli. La richiesta di soldi non viene ripetuta: l’estorsione, questa volta, viene consumata sotto altra forma, ovvero con l’imposizione dei prodotti di mare che il ristoratore utilizza per preparare le sue prelibatezze culinarie. POZZUOLI - Dal mare il paesaggio è una cartolina, il porticciolo, i ristorantini, l’antica rocca del Rione Terra. Ecco cosa ha dichiarato ai microfoni di Pozzuoli21. In realtà c’è chi lo aiuta e lo supporta. Lei è intelligente – mi rispondono – lo sa bene chi comanda a Pozzuoli” e evocano la figura del boss della città. Siamo andati su Tripadvisor e abbiamo cercato un commento scritto in quei giorni di gennaio; due settimane dopo la visita estorsiva, ecco le parole di un cliente: “Ci sono stato con la mia fidanzata, ti consiglia tutto il cameriere, state tranquilli perché vi portano solo pesce fresco… il proprietario è un super-personaggio. Come prendere tempo? C’è invece un altro tipo di problema. Tredici anni  e quattro mesi di carcere: è la condanna i nflitta oggi pomeriggio al 62enne boss Gennaro Longobardi per l’ estorsione al ristoratore puteolano Giuseppe Bruno, da tutti conosciuto con il soprannome di “Bobò”. Sa bene cosa vogliono quei giovani estorsori, conosce la forza e il potere di chi li manda. “A gennaio scorso –si legge oggi sul portale della FAI – due giovanissimi si presentano nel suo locale e, senza troppi giri di parole, avanzano richieste estorsive, specificando una somma di millecinquecento euro di “pizzo” al mese. Purtroppo, un altro “purtroppo”, Giuseppe pensa male. Purtroppo la previsione si rivela errata. Viene annullato il posto per il suo gommone nel porto. “Il proprietario del locale, dimostratosi solidale con Bobò, ha rinnovato il contratto di locazione dell’immobile, risolvendo positivamente un problema, sciogliendo tutte le criticità. Iscritti anche gli esponenti Pd "Bobò" e l'ex consigliere Pd Napoli, candidati ignari e cinque gli indagati. Voglio solo verità. Per incutere timore dichiarano di essere stati mandati dagli “amici di Pozzuoli” evocando il boss che è riuscito a imporsi in città. E, naturalmente, il cerchio si chiude con i clienti e con un calo di quasi la metà. Abbiamo già detto di come sfuma l’affare del nuovo locale. Circostanze legate alla decisione di Bobò e alle misure messe in atto dai Carabinieri su ordine della magistratura. Da quasi tre anni Giuseppe teneva un posto per il gommone, per lui indispensabile per la grave disabilità della figlia. Per incutere timore dichiarano di essere stati mandati dagli “amici di Pozzuoli” evocando il boss che è riuscito a imporsi in città. Ma le cose cambiano. Al porto di Pozzuoli. Sono incapaci e devono chiudere” E’ il racconto di una testimonianza agghiacciante, resa in Tribunale dal ristoratore puteolano Giuseppe Bruno (meglio conosciuto col soprannome di “Bobò”) a proposito dell’arresto (avvenuto il 6 aprile scorso) del boss Gennaro Longobardi e del genero Gennaro Amirante, accusati di avergli chiesto il pizzo e catturati in seguito alla sua denuncia. Quest’ultimo, invece, sarà processato con rito ordinario per lo stesso reato, ovvero estorsione. Con i soliti show improvvisati a cena del “capo” Pepe Reina. ! C’è la somma d’ingresso, somma che potrà successivamente essere rivista, c’è l’“autorità” del mandante e del garante. Con assoluta fermezza e precisione Giuseppe Bruno rievoca l’intera vicenda estorsiva. Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. Invece…. Il gommone di cui parla a noi risultava di proprietà del figlio ed era stato ospitato temporaneamente in banchina su richiesta di un collega ed amico puteolano de Il Mattino”. Il nostro ristoratore riprende a lavorare, a girare tra i tavoli dei clienti, a fare avanti e indietro dalla cucina, prendere le telefonate di prenotazione, ma non riesce a cancellare dalla sua testa quella che è stata l’affermazione più pesante fatta dal boss: “Io tengo un’agenda con i nomi dei buoni e dei cattivi. Oggi, in esclusiva, abbiamo intervistato il noto ristoratore puteolano Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come Bobò: vittima della malavita organizzata ma non solo. Giuseppe Bruno, titolare del ristorante Bobò di Pozzuoli, una vicenda recente e che ha visto già diversi risultati, come la condanna di uno degli estorsori. Appunto, noi potremmo essere 100 volte più belli di loro, ed invece ci sono decine di chilometri di costa abbandonati a se stessi da sempre! La richiesta di soldi non viene ripetuta: l’estorsione, questa volta, viene consumata sotto altra forma, ovvero con l’imposizione dei prodotti di mare che il ristoratore utilizza per preparare le sue prelibatezze culinarie. Un tavolo per una delle anime del Napoli al rinomato ristorante “Da Bobò” al Borgo Marinaio porto di Pozzuoli. Stiamo parlando di Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come “Bobò”, il ristoratore puteolano la cui denuncia è stata decisiva per l’arresto del boss Gennaro Longobardi e del genero di quest’ultimo (Gennaro Amirante), che gli avevano imposto la tangente per conto del clan. Questo episodio è stato raccontato ieri mattina in un’aula del tribunale di Napoli, tra i giudici, il pubblico ministero, gli avvocati dell’imputato collegato in videoconferenza, i rappresentanti delle associazioni antiracket. “Sono le sette di sera del 5 gennaio di quest’anno quando due giovani di 20-25 anni entrano nel mio ristorante e chiedono di BoBò. Stiamo parlando di Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come “Bobò”, il ristoratore puteolano la cui denuncia è stata decisiva per l’ arresto del boss Gennaro Longobardi e del genero di quest’ultimo (Gennaro Amirante), che gli avevano imposto la tangente per conto del clan. La prima notizia è la condanna a otto anni di reclusione, con rito abbreviato, per Gennaro Amirante, commerciante ittico, genero del boss Gennaro Longobardi. Oggi, in esclusiva, abbiamo intervistato il noto ristoratore puteolano Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come Bobò: vittima della malavita organizzata ma non solo. Giuseppe pensava che grazie al suo coraggio, grazie alle indagini dei carabinieri, grazie ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria, finalmente, avrebbe ritrovato la tranquillità per lavorare in pace. “Da maggio mi cade il mondo addosso”. - Guarda 313 recensioni imparziali, 165 foto di viaggiatori, e fantastiche offerte per Pozzuoli, Italia su Tripadvisor. Non mancano i problemi con i vicini di casa adesso che quando rientra la notte è accompagnato dai carabinieri: “Sono stato denunciato perché i cani abbaiano”. Ma la Federazione Antiracket Italiana ci dà anche una seconda importante notizia per Bobò. So bene che devo scalare questa montagna, e io la scalerò”. Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. Per tanti anni è stato cameriere in un altro ristorante, poi maitre di sala, poi chef. Va dai carabinieri e racconta tutto, “con la denuncia pensavo che non venissero più”, dice Giuseppe ai giudici. Per continuare a lavorare non dovrà traslocare dalla zona del porto. Appena mi avvicino mi dicono che ‘ci mandano gli amici di Pozzuoli’ e mi fissano subito la tariffa: mille e cinquecento euro al mese, e per il momento. Qualche giorno dopo si presenta nel suo ristorante il boss della zona in persona che chiede a Bobò di ritirare la denuncia. Si prosegue con la Lega Navale, nel cui sito compaiono tra gli altri i loghi del Ministero della Difesa e quello dell’Ambiente. La buona notizia è contenuta nella lettera di auguri che la FAI (Federazione Antiracket Italiana) ha pubblicato sul proprio sito indirizzandola a quanti, a vario titolo, sono impegnati nella durissima lotta per combattere un fenomeno che “attanaglia migliaia di operatori, commercianti e imprenditori, facendo gonfiare le casse di clan, ‘ndrine e cosche”. “Io rimango qui, faccio questa battaglia”. Siamo di fronte alla classica richiesta di pizzo avanzata da due “picciotti” per conto del clan camorristico. Ma ancora più duro è stato il lavoro negli ultimi 19 anni, da quando si è messo in proprio e, passo dopo passo, ha realizzato una vera eccellenza nel campo culinario. Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. I vicini di casa lo denunciano perché si dicono infastiditi dai cani dell’imprenditore. Duro lavoro. Non parlava, perché muto, sordo e microcefalo dalla nascita, eppure era un attore. L’esistenza di una comunità solidale nei confronti di chi denuncia il “pizzo” è una componente essenziale per chi denuncia per annullare l’isolamento della vittima. bobò • iskra • lavoro nero • lungomare • mediterranea ristorazione • News • Pozzuoli • Primo Piano • via Napoli La denuncia di un noto ristoratore: “I miei colleghi che fanno lavorare in nero? Voi adesso avete un marchio indelebile addosso. Sono incapaci e devono chiudere” Senza uno spazio adeguato vent’anni di lavoro in autonomia di Bobò svanirebbero insieme all’occupazione per quattordici dipendenti. Il mio problema è sempre quello di prendere tempo – prosegue Giuseppe – e spiego che al momento gli affari non vanno bene, quando miglioreranno ‘ti farò un regalino’”. Dopo gli arresti, inizia il secondo tempo di questa storia, iniziano i problemi, stavolta non più con i camorristi ma con le persone “perbene”. La storia che raccontiamo è una storia ordinaria di mafia quotidiana. Il proprietario del locale, dichiara Bobò ai giudici, solleva problemi sul rinnovo del contratto. Un giorno mi manda un messaggio: ‘Hai messo a repentaglio la vita dei tuoi dipendenti, dei fornitori e di chi ti sta intorno’”. Riceviamo e pubblichiamo da Silvio Luise, presidente della Lega Navale di Pozzuoli, le seguenti dichiarazioni: “Ho letto con grande stupore la testimonianza resa in tribunale dal signor Giuseppe Bruno relativa ad un suo presunto allontanamento dalla Lega Navale di Pozzuoli. Io in casa mia non vi voglio”. Giuseppe nella vita non ha avuto nulla di regalato. Bruno, senza alcun tentennamento, denuncia il fatto ai Carabinieri. Infatti, dopo alcuni giorni Gennaro Longobardi si presenta al ristorante. Il Capitano 1890: Centrale! I CAPI CLAN PENSANO DI ESSERE INTOCCABILI. Bruno, senza alcun tentennamento, denuncia il fatto ai Carabinieri. Oltre agli inquirenti, viene assistito anche dalla FAI, Federazione delle Associazioni Italiane antiracket e antiusura, da anni sul campo per la lotta alle svariate forme di “pizzo”.Â. “Una condanna esemplare che rende giustizia al coraggio di un imprenditore che ha deciso di rompere il muro dell’omertà”, afferma Roberta Rispoli, avvocato che fa parte del team di legali della FAI. Bruno può continuare la sua attività commerciale senza fermarsi. A prenotarlo clienti speciali. Bobò, Pozzuoli: su Tripadvisor trovi 643 recensioni imparziali su Bobò, con punteggio 3,5 su 5 e al n.100 su 434 ristoranti a Pozzuoli. Ad Amirante si è contestata l’aggravante di aver agito con metodo mafioso. Che fare? Continua la deposizione: “Entra e si siede, mi dice che devo togliere questa denuncia: ‘tu devi dire che i ragazzi sono venuti per un preventivo…’(Che fantasia!). LA REPLICA DELLA LEGA NAVALE DI POZZUOLI: “QUERELEREMO IL SIGNOR GIUSEPPE BRUNO”. Ma una volta “salpati” Pozzuoli tradisce quel fantastico paesaggio. © pozzuoli21 DANILO PONTILLO P.IVA: 07355960639. Qualche giorno dopo si presenta nel suo ristorante il boss della zona … “Devi comprare i frutti di mare da mio genero” è il “consiglio” espresso sull’uscio, prodotti ovviamente privi di tracciabilità e venduti senza fattura.

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